23.8.16

Alla ricerca di Jamie

Ero stata a Inverness nel giugno del 2003 e non ne avevo un bel ricordo - non per colpa della città, ma della compagnia. A quanto pare Inverness è stata dichiarata due volte il posto più felice della Scozia, dunque mi sono detta bisogna rimediare, sovrascrivere nuovi immagini e momenti associati alla capitale delle Highlands - e di 13 anni fa ricordare solo le 24 ore di luce, che non se ne andava mai.
 
Questo viaggio ho cominciato ad organizzarlo ad aprile e cercando couchsurfing e simili, una vegana mi aveva messo in contatto con una sua amica dicendomi che faceva parte del gruppo https://www.warmshowers.org/ e che ci avrebbe potuto ospitare nel suo camper.
 
Non avevo neppure tanto indagato, l'idea del camper mi pareva una grande novità rispetto a ostelli, divani altrui ed aeroporti, ma sì, buttiamoci, sarà un altro tassello del nostro puzzle avventura.
Così avevo comprato un aggeggio per fare la pipì in piedi e mi ero dichiarata pronta ad affrontare le fratte.
 
E così eccoci qua, in una giornata piovosissima, ad essere accolte da Karen e sua figlia Lily, lei inglese trapiantata in Scozia, prof di pilates, con l'orto in giardino, Lily ragazzina vispa e ginnica, che se dovesse scegliere fra cioccolata e fragole e condannare uno dei due cibi all'estinzione, vorrebbe che rimanessero le fragole, che ce le hanno pure in giardino, insieme a zucchine, lamponi, pomodorini, insalate e penso: ma allora gente come me in Scozia c'è.

 
Perché io ho sempre questo dubbio, che se tornassi mai a viverci in Scozia, non so se la troverei gente a me affine, minimalista e frugale, ecologica e vegana, con pochi fronzoli.
 
Ma eccoci nel Carousel, il camper parcheggiato in giardino - non a frattoni -, un lettone e delle copertone calde calde, un minispazio come nelle tiny-houses che mi piacciono tanto e pronte per metterci in marcia.
 
Perdendoci nelle viuzze del quartiere dall'altro lato della città rispetto al centro, scoprendo i canali (https://www.scottishcanals.co.uk/canals/caledonian-canal/ opera di ingegneria del XIX secolo, 100 km che collegano la costa orientale del mare del Nord a quella occidentale dell'oceano Atlantico, percorso per un terzo artificiale e che sfrutta per due terzi vari laghi, fra cui anche Loch Ness,  che i turisti per lo più vedono durante i tour che portano proprio a Loch Ness presso la località di Banavie e la sua Scalinata di Nettuno), le chiesette del lungofiume, il Castello che castello non è più.
 
 
 
Di Inverness ricorderò:
- Lily dai mille talenti  che balla per me un ballo scozzese delle Highland https://en.wikipedia.org/wiki/Scottish_highland_dance, facendomi venire voglia di imparare.
- Karen che mi racconta con orgoglio di tutto ciò che riesce a coltivare in giardino e la buonissima insalatona preparata con ingredienti a Km Metro zero.
 
 
 
- La semplicità con cui veniamo accolte e fatte sentire a casa, integrate nelle chiacchiere serali di Karen e sorella + cognato, mentre Lily e cugini giocano in giardino, niente tablet o TV, solo salti sul trampolino, prove da giocolieri, hulahoop e un'idea di spensieratezza che non vedevo da secoli.
- Il silenzio solitario, perché i (pochi) turisti stanno tutti ammassati in 2-3 viuzze del centro, ma il bello di stare a casa di gente del posto sono le dritte che ti portano in posti così, noi, il mare e qualche passante con un cane che ci guarda di soppiatto pensando, queste si sono perse, non ci arriva mai nessuno qua.
 
 
 
Ad Inverness mettiamo in pratica anche due regole del viaggiatore minimal:
- se sei fermo per almeno due giorni lava mutande e calzini e stendili dove puoi, porta sempre con te cordicella e mollette.
- se ti offrono un asciugamano, accettalo, così non dovrai portarti il tuo umidiccio in valigia.
 
Ad Inverness la mia valigia, dopo avermi accompagnato fedelmente per non so quanti anni, perde una ruota e mi fa capire che vuole rimanersene in Scozia. Il mio io-minimal ne soffre, so che potrei aggiustarla con un po' di tempo e attrezzi e me la porto ancora un po' più in là, anche se dubito che ce la farà fino alla fine del viaggio.
 
E imparo la regola 3 del viaggiatore minimal:
 
- se qualcosa è già mezzo scassato prima di partire, finirà di scassarsi durante il viaggio. E questo vale per tutto, quindi occhio ai cocci che vi portate in giro.
 
Poi ecco, diciamoci la verità, ad Inverness ci sono venuta pure perché è qui che praticamente comincia la storia della serie Outlander, tratta dai libri di Diana Gabaldon. Giusto per invogliarvi comincia così:
 
Nel 1945 Claire, infermiera durante la II Guerra Mondiale, torna con suo marito Frank nelle Highlands scozzesi per una sorta di "seconda" luna di miele, dopo una lunga separazione a causa della guerra. Durante il soggiorno a Inverness però, Claire viene misteriosamente catapultata indietro nel tempo nella Scozia del 1743, dopo essere entrata in un antico cerchio di pietre magiche , chiamato Craigh na Dun. In Scozia incontra Jamie, un bello scozzesone kiltato e ne succedono di tutti i colori...
 
E dunque fosse che pure noi troviamo il nostro Jamie da queste parti ...
 
 

2.8.16

Glasgow col sole

- Scozia, di nuovo ... perché?
Perché è tornare a casa, è un viaggio che organizzo come fosse una festa, mi sale l'adrenalina e mi luccicano gli occhi innamorata, pensando ai posti vecchi e a quelli nuovi, il mio personalissimo caricabatterieumane e l'energia che poi mi durerà per mesi.

All'aeroporto in Spagna ci fermano per assicurarsi che non siamo albanesi ladre di passaporti, alle conseguenze del Brexit oggi non ci penso, se ne riparla fra 2 anni.

È uno dei soliti viaggi pezzentelli, vestiti vecchi in valigia da abbandonare lungo la strada, bandiere sdrucite del mio passaggio. Couchsurfing e dormire all'aeroporto di Prestwick, ormai lo conosco bene e c'è un divanetto morbido che mi aspetta e la mia Scozia là fuori.


All'alba sono già sveglia, sul treno per Glasgow pieno di pendolari del lunedì mattina, li abbaglio col mio sorriso a milledenti e il sole mi fa compagnia. All'ostello non possiamo entrare fino alle 3, sono appena le 8. Molliamo le valigie e ci prepariamo a una giornata infinita: 5 bombe al caramello vegane possono bastare a darci la carica?


Ce ne andiamo a passeggiare lungo il fiume, è una zona che non conosco ancora, bella, pulita, piena di biciclettari ginnici, silenzio rotto solo dalle nostre chiacchiere concitate, io in questa casa qua ci vivrei, e immagino la mia vita sulla riva del Clyde.
Veniamo abbordate da una strana tipa svedese, che ci trattiene 20 minuti a parlarci di Dio e Gesù in collegamento con Snoopy e Pluto. Non so che ingranaggio nel suo cervello si sia rotto e come sia finita  a vivere con un carrello in un prato, parliamo di filosofia, di puzzle della vita e poi è ora di scappare, la città ci aspetta.

 

Pare che stia per piovere, ma no, il cielo ci risparmia, ci spariamo la prima dose di cibo indiano sotto lo sguardo affamato di un gabbiano e poi una pausa in biblioteca.
Quando vivevo a Glasgow, la biblioteca della Goma (Gallery of Modern Art) era il mio rifiugio nei giorni di pioggia e luogo di sosta nelle pause da scarpinata da un lato all'altro della città. Rivedo me quasi ventanni fa, seduta sui divanetti a leggere libri pescati a caso. Mi piace osservare la gente che legge, come si muovono gli occhi veloci su una pagina, come si soffermano, si dilatano, come si sprofonda sempre di più nella poltrona e si vive in bilico fra questo mondo e quell'altro là, delle parole che si rincorrono.

Poi le solite spese programmate, il giro per negozi ci lascia senza forze. Ma non è consumismo, è la Scozia che mi porto via con me: shampoo, vitamine, biscotti.
La siesta che doveva esserci viene abolita, fuori c'è il sole, facciamo come i Glaswegian e andiamo in piazza, a fare le lucertole. Il sole qua fa l'effetto di un gas esilarante, la gente scoppia, si vede che te lo vogliono dire quanto è bella la luce e stare seduti fuori. Una signora addirittura mi dice che i miei pantaloni sono bellissimi. Forse coi capelli spettinati e il look straccione/abbronzato sarò un'icona di un mondo altro, dove da marzo è già più estate che questa estate qui.

Di sera infine cena vegana al The 78 con Scott, che ci facebookconosciamo da 4 anni ed è lui 'la voce' di tanti listening degli esami che preparo. Povero Scott, torturato foneticamente, pronuncia questo e quest'altro, perché il glaswegian è l'accento più sexy del mondo e il mio cervello frulla di simboli. Ridiamo dei nostri errori e un cameriere gnoccone ci regala pure una fetta gigante di torta - lo sa che ci sono venuta fin dalla Spagna per mangiare da loro.



Good night, Glasgow <3





8.6.16

Pagella

Questo quadrimestre è passato veloce e lento.
Non so se i miei giorni si sono arenati nella perdita di Carmen a marzo quando avevamo appena cominciato le lezioni,  forse è stato stranamente lungo per quello, vivere con il suo vuoto in classe, tutti i giorni. Però è già finito, 240 ore di lezione. Passate.

È stato un quadrimestre leggero e pesante.
Ho riso tanto in classe, ho preso a scrivere io delle domande quando quelle del libro non mi piacciono, e ne scrivo tante, a raffica, che ce ne sia una almeno che piace a ciascuno, che ognuno si senta di poter parlare. 
Però poi il fiume in piena chi lo argina? La classe si fa confessionale,  vengono fuori torrenti di paroloni, di dolore, di perdita, di paura e io divento di marmo fuori e di cera dentro, mi sciolgo nelle tragedie altrui, raccontate agli esami orali, quando la domanda era tutt'altro.

È stato un quadrimestre  di dubbi e risposte.
Il dubbio è sempre lo stesso da un po': ma mi va di continuare a fare questo lavoro?
Non amo le riunioni, né la burocrazia, né le scartoffie, esigenza di chi in classe non ci entra da secoli o non ci è mai entrato. Mi tolgono tempo e voglia e così divento un po' chissenefrega, se mi obblighi a farlo così non sarà un mio prodotto e non mi rappresenterà, dunque non mi arrabbierò se non va bene.

Poi però un alunno che pensavi che ti odiasse un po' in tua assenza dice ma lei è la migliore e un'altra ammette l'inglese non mi serve, io vengo a lezione perché ci sei tu.
C'è chi mi porta cibo vegano, chi mi manda messaggi per aver la mia opinione, come fossi Dotto e loro i miei nanetti. E così mi fregano di nuovo, resti vero?
Il prossimo quadrimestre sei qui?

Poi gli mandi i voti e ricevi la tua di pagella 

Here are yours:

Knowledge: 10
Enthusiasm: 10
Effort: 10
Rhythm: 10
Personality:10

Final Grade:10 (much expected)

It is not easy to attend a language course when you are in your mid forties. To me It's been a surprising pleasure to do it and you deserve all the credit for that.

Sometimes we just complain about things and forget to verbalize it when something positive comes along. Not this time.

Thanks again.



Svuoto la classe. Stacco i poster. Guardo i muri bianchi.
E mi scappa una lacrima e penso già alle lezioni del corso intensivo che verrà ...

Resto qui e per r-esistere ogni tanto me ne scappo via, in libri belli e terribili e anche un po' vegani (The year of the Flood, lo avete letto? E poi di Ethical Assassin, 600 pagine in un giorno e un occhio gonfio) e anche in città già conosciute quando ero prof agli inizi e non sapevo che lo sarei stata per così tanti anni.



Sarò a Valencia, per 3 giorni prima di tornare a Roma, i soliti incastri-toccata-e-fuga, sto diventando un'esperta, la valigia si fa da sola. I libri vengono con me, il pensiero a loro, alunni futuri ...




1.6.16

Scemenze

Ho lasciato che passasse un mese senza scrivere niente.
Eppure ne sono successe cose.

Ho dormito in aeroporto e ho conosciuto un tipo che ci vive, in aeroporto.

Sono stata a Mallorca, per un fine settimana compleannoso.

Ho compiuto 20x2 anni.

Sono stata al mare ad Alicante e mi sono abbronzata le cosce in due fasi, per cui ho le strisce sexy.

Mi sono cresciuti un sacco i capelli.

Ho dei jeans nuovi, ottenuti con un baratto. Di quelli che li metti e dici: siete i miei nuovi jeans preferiti. 

Mr Culito, gnoccone-istruttore di aquagym, è entrato in piscina con noi, creando il panico fra le signore e una ribollita di ormoni non indifferente.

È stata la ruta della tapa, cioè vagabondare da un bar de tapas all'altro e rimpinzarsi di delizie speciali vegane, fatte per l'occasione.

Ho spostato un'angosciante libreria piena dalla mia camera da letto al salone, approfittandone per eliminare un altro scatolone di roba.

Ho raccolto i gelsi neri e ci ho fatto il gelato.

INDOVINA INDOVINELLO: di quale di questi momenti purtroppo non ci sono foto???







Ebbene sì, foto di tutto (anche se non le pubblico tutte le altre) meno di CULITO, il suo culito e i suoi addominali. Sigh sigh.

22.4.16

Quando viaggio



Quando viaggio ...

Dimentico il codice del badge del lavoro.
Dimentico la password della mail di lavoro.
Dimentico i nomi di alcuni studenti.
Dimentico dove ho nascosto il disco rigido,
con tutte la mia vita didattica e fotografica.

Dimentico com'è guardarsi allo specchio per più di 20 secondi.
Dimentico com'è sedersi a una scrivania.
Dimentico com'è avere uno shampoo grande, un dentifricio grande.
Dimentico il balsamo, la crema idratante, a volte di pettinarmi.

Dimentico di avere più di 4 magliette, più di due pantaloni.
Dimentico il frigo, le mensole, la scopa, la lavatrice.
Dimentico il mio cuscino e il letto duro, 
mi innamoro di altri letti con forme altrui.

Sono piena di patacche e molliche.
Mi abbronzo e mi arrugo.
Sono occhio (solo uno, quello che vede) a caccia di dettagli.
Guardo i tetti, guardo le finestre.
Cerco frasi, cerco graffiti.
Mi addormento e al risveglio mi chiedo
Dove sono, chi sono.


11.4.16

Curiosità di viaggio # 3

A Madrid sono andata in un negozio/supermercato per me paradisiaco.
Si chiama Cosmo Cash and Carry e vende prodotti asiatici, africani, sudamericani e di tutto di più. 
L'avevamo scoperto ad agosto, questa volta ci sono andata a fare la spesona. Mi pento di non essermi organizzata meglio e di non aver portato una valigia più grande, perché per vegani ci sono un sacco di cose.

Ci saremo rimasti più di un'ora, a cercare di capire cos'erano certe robe, a leggere ingredienti sconosciuti, a gioire per la quantità di piccantezze varie, e io a fare foto!

Ora ho scoperto come si diventa pigri. Mangiando gandules!
In spagnolo gandul = pigro!

In italiano 'sta specie di fagiolo/fava si chiama Caiano, mai sentito?



 


Volete fare un bel regalino di Natale a qualcuno che non sopportate?
Ecco, questo quadro maledetto, a cui si attribuiscono disgrazie, fa sicuramente al caso vostro.
Era in bella mostra nella vetrina di un negozio che vendeva pozioni e filtri vari (sesso, amore, soldi, crescita capelli, depilazione perpetua), candele e incensi per tutti gli angeli e arcangeli esistenti, rosari e catenelle di mille colori, erbe e polverine, statuette ...

Qué mal rollo - come si dice in spagnolo. Proprio da brividini.
Eppure dentro c'era gente che comprava, che si faceva consigliare, che adocchiava i filtri amorosi.


Madrid è una città multiculturalissima, ci sono ristoranti di tutti i tipi. 
Se vi piace il cibo asiatico e siete vegani (ma anche per onnivori) e avete uno stomaco bello capiente, vi consiglio il ristorante Shi-Shang, che è a buffet e potete mangiare tutto quello che volete a poco prezzo, senza sapere esattamente cosa state mangiando! È in centrissimo, a pochi passi dalla Gran Via, e dopo averci mangiato avrete soddisfatto la vostra voglia di puzza di fritto per almeno 6 mesi. Scherzo! Vale la pena andarci, vi sorprenderà quel sembra carne, ma non è ...

Tornando alla varietà di ristoranti, proprio nella stessa zona ho visto questo ameno cartello
FORMICA SALE SULL'ALBELO ... notare che hanno beccato la prima R, ma alla seconda niente, non ce l'hanno fatta. Ma cosa conterrà questo piatto?  In italiano come si chiama?
In spagnolo è 'sta roba qua, che proverò a veganizzare prossimamente usando robetta comprata al negozio di sopra.



Rimanendo in tema cartelli, eccone uno trovato nel bagno delle donne del B13 (altro ristorantino raccomandabilissimo a Madrid, calle Ballesta 13) - 100% vegano, porzioni abbondanti, atmosfera rilassata e molto minimal, davvero economico, la tortilla de patatas vegana più buona che io abbia mai provato.
Però non è del cibo che voglio parlarvi, ma del fatto che in questo locale nel bagno delle donne si specifica che se si ha intenzione di fare pipì in piedi, allora bisogna alzare la tavoletta.
Come lo interpretare? Io l'ho interpretato come donne trans benvenute nel bagno delle donne, e benvenuto anche il GoGirl, che se non sapete cos'è, guardate un po' qua.
Anche se poi tanti anni fa ho avuto una coinquilina che senza pene e senza GoGirl faceva comunque la pipì in piedi ed è vero, avrebbe dovuto alzare la tavoletta.



E per finire la carrellata delle stupidità, parliamo di un altro quadro.
A Madrid si può visitare gratis di sabato la Casa Museo di  Sorolla e ci sono quadri davvero belli (qualche esempio qui), forse perché molti dipinti in stile impressionista in riva al mare, quindi per me una bella overdose di blu.

Però trattandosi di un post scemo, ma a voi questo bimbo del quadro non sembra Gollum????



E con questo si conclude la carrellata di culinariartistiche scemenze di oggi.

7.4.16

Curiosità di viaggio # 2

Per continuare con il post precedente (lo trovate qui) eccovi un'altra carrellata di curiosità e stranezze incontrate durante il mio ultimo viaggio fra Copenhagen, Malmo e Madrid.

Copenhagen è la città dove più bici ho visto in assoluto nella mia vita. Ce ne erano tante anche a Lubiana, tante a Amsterdam, però a Copenhagen mi sembra che ce ne siano anche di più. Bici grandi e piccole, sgrarrupate e modernissime, con carrellino davanti, dietro, di tutte le forme e colori. 
E così su uno dei ponti principali della città, eccoti il contaciclisti. 
Quanti ne passano quel giorno, quanti in un anno. 
Un sacco di biciclettari, no? Sarà per questo che sono tutti belli in forma?


Erano secoli che non entravo in una catena di burger e fast food, ma Max offre opzioni vegane ed ero curiosa di provarle. La tipa al bancone superentusiasta (perché anche lei veggie) con il suo perfettissimo inglese ci ha spiegato i livelli di piccantezza e sapore delle 4 scelte possibili.
Erano secoli pure che non provavo quella sensazione di fame che non si sazia che il fast food da a alcuni, quella voglia atavica di più sale, più grassi.
Però la curiosità in questo caso (poi chissà, magari esiste pure in Italia o Spagna, confermate?) sono questa specie di check-in aeroportuali, dove ti selezioni il pranzo da solo e poi ti chiamano, con un numero, come alle poste ... o dal dottore!


Questo segnale mi ha fatto ridere, c'è il vietato fumare, vietato cani, vietato questo e quest'altro, ma un vietato correre non lo avevo mai visto. Oltre a una marea di biciclettari, a Copenhagen sono molto ginnici e quindi ci sono tanti corridori. Ecco, però ai Giardini Botanici non si può, andatevene a
 correre altrove.



L'albero dei ciucci. Qualcuno ne conosce la spiegazione? Era in un parco parecchio fuori mano, non c'era praticamente nessuno a cui chiedere. C'erano ciucci appesi su tutti i rami e anche dei bigliettini. Sarà qualcosa di bello o qualcosa di brutto? Ciucci appesi per grazia ricevuta/gravidanza o per bimbi diventati angioletti?

Aggiornamento: scopro dai commenti che l'albero dei ciucci (Suttetræ)  è un'usanza danese, che corrisponde con l'ingresso dei bimbi all'asilo (a 3 anni), momento in cui i bambini abbandonano il ciuccio. Igenitori per aiutare i figli a vivere questo momento in modo più sereno, li accompagnano ad appendere i ciucci a uno degli alberi dei ciucci sparsi nei vari parchi, e a volte si appendono anche dei bigliettini.



I mitici mangia spazzatura svedesi (questo a Malmo). Metti le bottiglie di plastica e le lattine (ma ce ne era uno anche per il vetro) e la macchinetta ti restituisce i soldi del vuoto a rendere.
E io mi chiedo, ma sarebbe così difficile installare 'sti aggeggi pure in Italia (e in Spagna, che neppure qua esistono)? Insomma, è un'idea geniale, che sicuramente aiuta a riciclare tantissimissimo,  esiste da decenni nel nord Europa, facciamo una petizione e la mandiamo alle varie COOP, Eurospin, Spar e supermercati vari? Con tutte le bottiglie di acqua frizzante che si bevono in Italia e con tutte le litronas di birra che si bevono qui in Spagna, 'ste macchine non starebbero un secondo ferme.


I piumaggi. Visti a Malmo, in vendita dal fioraio e appesi fuori certi negozi. Sono rami di betulla, detti påskris or fastlagsris, decorati appunto con piume, ma anche fiori o uova. Messi in acqua le foglioline verdi si aprono. Ricordano le palme o rami di ulivo che abbiamo al sud, e dice la tradizione che all'inizio venivano usate per fustigare giocosamente i propri familiari, in ricordo delle sofferenze di Cristo.



Le bambole infernali.
Se siete a Copenhagen andate a perdervi al Museo Nazionale.
È gratis ed è immenso. C'è davvero di tutto, ci ho visto una mostra temporanea molto toccante di cui vorrei parlare altrove (questa qui) e poi l'ultimo giorno ho pure girato un po' a caso, proprio alla ricerca di curiosità.
Che dire, i bimbi danesi del passato non so se dormivano sonni molto tranquilli con accanto bambole così.


Poi i bimbi (e non solo) che visitano il museo ora possono rimanere traumatizzati da altre maschere e sculture varie (altre nel prossimo post) a cui si sono decisamente ispirati i registi di vari film horror.
Questa mi ricorda un po' la faccia di Saw, L'enigmista.


Il tutto reso più terrificante dal fatto che il museo è davvero gigante e labirintico e non ci sono praticamente custodi, e spesso per lunghi minuti mi sono ritrovata sola a fotografare maschere o bambole diaboliche, con l'impressione che quelle della vetrina alle mie spalle potessero farmi un agguato da un momento all'altro!!!

Per altre curiosità e stranezze, ci vediamo al prossimo post!

28.3.16

Curiosità di viaggio # 1

Dato che sia Copenhagen che Madrid sono abbastanza famosette e ci sono blog a bizzeffe che ne parlano, e dato che Malmo invece non è famosa per niente e ci siamo andate a casaccio, senza sapere cosa c'era da vedere, ho deciso che invece di una sfilza di post turistico-culturali, ve ne beccate un paio di curiosità e scemenze, che anche quelle fanno parte della scoperta di un Paese.

Procedo per foto


Girando la prima sera ci troviamo in una via tappezzata di questi poster.
Ironici ed attualissimi, - leggo successivamente - sono parte di una proposta artistica del gruppo Superflex nel 2002, anno in cui - durante la presidenza danese all'UE - la situazione dell'immigrazione ed integrazione era particolarmente calda. Cosa significa essere danese (o di qualsiasi altra nazionalità)? Cosa significa essere straniero? Di primo impatto fanno ridere, poi però ... i controlli alle frontiere fra Dinamarca e Svezia li abbiamo dovuti passare ...


Gironzolando vediamo da lontano The Zinker, fratello di zinco del pensatore di Rodin, seduto a Nordre Toldbod. Ne leggo già di ritorno http://zinkingpeople.com/ e mi piace la descrizione che l'artista (o sono un gruppo?) da di sé:
I have a condition where my brain iz overflowing with ideaz 

Succede anche a me, gli ingranaggi del cervello che ruotano a tutta manetta, e allora ci vorrebbe un po' di time to zink davanti al mare.



Del grande mistero delle serrature nel muro non ho trovato soluzione.
Qualcuno che viva in Danimarca e sappia spiegarci che razza di chiusure hanno le porte???
Perché poi ci sono i normali citofoni e anche la normale ed unica serratura, però ... boh ...

Foto che ha fatto già scalpore sul mio facebook. 
Fa freddo, sì, e al 7/11 si possono comprare tè e caffè da portare via, in simpatici bicchieri dalla doppia funzione. Sei single, indeciso, accalappiato? 
Fai sapere al mondo che ti circonda il tuo stato amoroso. 
A quanto mi dicono in Danimarca ormai ci si conosce solo su Tinder, magari 'sti bicchieri sono l'occasione giusta per rompere il ghiaccio nordico. Che ne dite?

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Care mamme all'appello ... ma cos'è 'sta storia del latte a fontanella? Io poi 'na vergine Maria col sedere di fuori non l'avevo mai vista.


E un murales così, davanti a una chiesa, cosa rappresenterà?  Andate e riproducetevi, anzi fatene due a botta e così vi levate il pensiero?
Poi mi sa che ai danesi piacciono le tettone ...



Ecco a voi, la Siretetta!

A domani per la seconda parte di viaggiare informsclerati.








19.3.16

La carica





Come ogni anno eccoci arrivate al viaggetto di Pasqua, ormai tradizione coinquilinesca.

Io e Marghe questa volta abbiamo scelto la Danimarca, un viaggio più corto del solito perché fra una cosa e l'altra non volevamo rischiare di non poter pianificare nulla (e così è stato, prese da altre mille cose) e ritrovarci 10 giorni da qualche parte a improvvisare, in riserva di energie.

Meglio allora pochi giorni, ma buoni.
Anche perché questa volta, in anticipo rispetto alla data effettiva, festeggerò i miei 40 20x2 anni in compagnia, Copenaghen sarà centro di raccolta di diverse persone.

Ceci, la mia gemella, direttamente dalla Svezia, mia amica di penna dal 1994, migliore amica a distanza negli anni, l'incontro compleannoso è stata idea sua. È da due anni e mezzo che non ci vediamo, ma sarà come se ci fossimo viste ieri, il filo della nostra amicizia non si perde mai. 
A noi si unirà Linda, dai Paesi Bassi, altra amica di penna di entrambe dagli anni '90. Nel '97 avevamo cercato di organizzare un viaggetto insieme, non riuscito. A distanza di più di 20 anni dalla prima lettera (ora facebook) infine ci conosceremo di persona. Trovarla 20x2enne anche lei, ma averla in testa adolescente o ventenne.
E poi Sara di Udine, ma residente a Cph, la mia coinquilina del mio secondo anno in erasmus, quando io avevo già messo la testa a posto ed era lei a rincasare all'alba, con me che da brava mamma la aspettavo sveglia (anzi appena svegliata) sul divano, fingendo immensa preoccupazione. 

Ed eccoci in arrivo, io e Marghe, le viaggiatrici sgarrupate, con valigie sempre più minimal e fatte all'ultimissimo momento, vestiti sempre più trucidoni, patate lesse e panini con i resti del frigo da svuotare come pranzo al sacco in aeroporto, viaggi economici che ricaricano dopo periodi un po' confusi.

Si va insomma ... e io scrivo poco, prima facevo le telecronache giorno per giorno, ora chissà.
L'ipad funziona di nuovo, ma ci sarà il tempo mi chiedo, fra una chiacchiera, una foto, una torta vegana, fra una risata e l'altra, fra un vedere che il tempo passa ma non passa. 

Vorrei trovarlo, il tempo di scrivere, perché poi rileggere da la carica nei momenti in cui il prossimo viaggio è ancora troppo lontano.

6.3.16

Amiche, da grandi

Doveva essere un post diverso, era da un po' di tempo che pensavo che ultimamente non mi viene voglia di scrivere stupidaggini o dettagli, ma forse dovrei. Perché poi succedono cose che tocca scrivere macigni, e nel mezzo ci dovrebbe essere pure vita più leggera da apprezzare e da riderci su.

Stamattina ho ricevuto un messaggio di una mia alunna, che aveva provato a chiamarmi - ma non avevo fatto in tempo a rispondere - per dirmi che voleva parlarmi. Di brutte notizie.

Sapevo già quale poteva essere la brutta notizia prima ancora di richiamarla.
Abbiamo solo un'amica in comune e quell'amica (anche lei mia alunna) a dicembre era stata ricoverata in ospedale con una polmonite, dopo settimame a tossire in classe. A gennaio era venuta a fare l'esame, sembrava stesse meglio. Si era iscritta al corso successivo. A febbraio era venuta a una lezione e poi mi aveva scritto che era di nuovo in ospedale, di nuovo polmonite. Dentro e fuori, antibiotici, analisi su analisi.

Però poi ci eravamo viste pochi giorni fa, perché l'avevano fatta uscire, un pomeriggio di chiacchiere arretrate, di cui aveva bisogno dopo una reclusione di settimane in ospedale.
Stamattina stavo per mandarle i compiti della settimana, credevo ingenuamente che stesse meglio, in fondo l'avevano rimandata a casa.
Mi ero appena svegliata da uno strano sogno in cui rianimavo una marionetta e la salvavo.

Ho letto il messaggio e l'ho saputo, Carmen, che eri tu.
Che tutto questo non ha senso, o un senso molto più grande di me e lo colgo di sfuggita dientro la retina, dove passano i fotogrammi di un'amicizia nata per caso.

Scelgo pochi amici fra gli alunni, perché a volte temo che sia l'interesse a spingerli a frequentarmi (per ottenere una traduzione, per parlare inglese gratis ...).
Con te, Carmen, era stato diverso. Mi avevi sorpresa coi tuoi grandi miglioramenti il primo corso, con il tuo entusiasmo. Avevo sentito che ero davvero la tua maestra, non so di inglese, ma forse anche un po' di vita.
E mi rendevi migliore teacher e persona.

Mi ricordo quel giorno che, davanti a un caffè parlavi di me come la tua teacher e io ti ho detto: Carmen, smetti di chiamarmi teacher, che siamo amiche.
Avevo visto un guizzo nei tuoi occhi, quella felicità che si prova quando si scopre di avere un nuovo amico vero. Che da grandi è più difficile trovarsi in sintonia davvero, trovarsi bene con qualcuno con cui parlare di tutto, condividere segreti, mettersi in paro di tutti gli anni che non si era ancora amici. Scoprirsi.

Ci stavamo ancora scoprendo, sapevo in cosa avrei potuto aiutarti, in cosa aiutavi me. Eri una di quelle che ormai ci sentivamo quasi tutti i giorni. Mi mancavi in classe quando non c'eri. Con quei tuoi appunti presi un po' storti, con il tuoi orgoglio di mandarmi foto di quello che facevi tu nelle tue classi, perché eri anche tu maestra ora.

Carmen, io ora non ci capisco niente, non voglio pensare, non voglio tentare di capire, non c'è soluzione alle lacrime, al dolore, al vuoto.

Respiro forte e cerco di farmi entrare nei polmoni tutta la vita che tu non hai più, penso ai bimbi della tua classe e a chi gli racconterà che la loro señorita non tornerà. Vorrei essere io, vorrei prendere quella scimmia di peluche che avevi comprato dopo le nostre chiacchiere didattiche, e che mi avevi portato in classe per farmela conoscere, perché sarebbe stata la vostra mascotte, il vostro rituale speciale.

 Vorrei  inventare per loro e per me una storia, della Señorita Carmen e le sue nuove avventure in un Paese fantastico, dove si scrive obliquo, si hanno in casa strani oggetti ricordo di vite passate, non si mangia questo e quello perché occhio alle allergie e, sempre e nonostante tutto, si sorride sempre e si creano nuovi giochi, nuove canzoni, nuove attività.

Perché è il tuo entusiasmo e la tua voglia di essere sempre migliore, Carmen, ciò che più mi mancherà.